franco.png 

FAN Europe: dopo lo sviluppo sul mercato interno, si punta all’Europa

Il player, che registra aumenti di fatturato a doppia cifra nel Belpaese, mira ad esportare l’illuminazione dal design prettamente italiano sul vecchio continente.

Da un lato innovazione di prodotto, profondità di gamma, prezzi al pubblico competitivi, dall’altro un servizio di livello, giocato su consegne tempestive e su assortimenti e soluzioni costruite il più possibile attorno alle esigenze del singolo store. 96 BricoMagazine Franco Tammaro,
titolare di F.A.N. Europe Lighting. Sono questi alcuni dei fattori che hanno fatto di F.A.N. Europe Lighting il primo fornitore del reparto  lluminazione nella Gdo nazionale del segmento fai da te, a livello sia di pezzi venduti che di fatturati. Consolidati i risultati in patria, ora il player è pronto a crescere anche sul mercato europeo. Ecco cosa ci ha detto in proposito Franco Tammaro, titolare dell’azienda.

Signor Tammaro come staandando il settore?
Devo dire che, per quanto attiene le nostre performance di sviluppo, siamo soddisfatti. Nell’ultimo biennio il fatturato è incrementato a due cifre (attorno al +20%). Un traguardo raggiunto all’interno di un mercato che, complessivamente, risente ancora parzialmente della crisi economica. Per parte nostra, siamo riusciti a crescere in maniera significativa pure in un contesto simile prima
di tutto perché non abbiamo mai smesso di investire in ricerca e sviluppo.

Insomma l’innovazione rimane fattore di differenziazione rispetto ai competitor... Indubbiamente. Nella fattispecie, noi ci stiamo sempre più orientando verso prodotti ad alto contenuto tecnico, ma che siano al contempo in grado di assicurare risparmio per il cliente. In questo senso, stiamo puntando soprattutto sugli apparecchi integrati al led, tecnologia che garantisce minor consumo e maggior durata, e che permette anche
una certa flessibilità e semplicità nell’applicazione. Non a caso, si tratta anche della famiglia di prodotto attualmente più richiesta dall’utente finale.


A proposito di nuove tecnologie, state monitorando anche un segmento come la domotica?
Con l’inizio del prossimo anno tutti i nostri apparecchi avranno la possibilità di essere comandati da un’app che possa dare accensione, spegnimento, intensità, cambio colore.

Volutamente abbiamo scelto di sviluppare delle soluzioni smart solo in un secondo momento: questo genere di tecnologia, oggi, è ancora
piuttosto costosa, quindi adatta solo ad un cliente alto-spendente. Col passare del tempo, invece, si assisterà ad una progressiva diminuzione
dei costi, e quindi avremo un prezzo di vendita al pubblico più abbordabile, e in linea con le necessità di spesa della classe media, che è poi il target cui ci rivolgiamo. Oltre al focus sul prodotto, un fornitore deve lavorare molto anche sul servizio...
Beh, naturalmente questa è l’altra grande area sulla quale ci concentriamo. Fra i nostri punti di forza c’è, prima di tutto, il servizio
di consegna della merce sul punto vendita, grazie ad una struttura logistica che ci consente di coprire in maniera capillare il territorio
italiano, riusciamo a consegnare sulla Gdo in circa 7 giorni mentre per altri canali siamo addirittura nell’ordine delle 24 ore. La consegna in 24 ore è garantita pure per chi acquista i vostri prodotti su internet? Certamente. Preciso però che noi non facciamo e-commerce diretto, ma ci appoggiamo ad alcuni rivenditori online tra i più rinomati del web. Anche per questo tipo di vendita, assicuriamo consegne in tempo
reale: quando arriva l’ordine, in breve tempo inviamo il prodotto al domicilio dell’acquirente, tramite corrieri come SDA o DHL.
Oltre alla celerità nel recapito dei pezzi, instore o a casa dei privati, voglio segnalare un altro importante servizio che forniamo: la
verifica della vendibilità del prodotto in store. Perché ogni negozio, in base alla sua storia e al suo bacino d’utenza, deve avere la
gamma di articoli più idonea per soddisfare quella specifica tipologia di cliente, altrimenti rischia di non vendere.

Riuscite a far passare questo concetto alle catene?
È proprio questo il punto: i partner della Gdo, che ovviamente devono comprare merce per tanti punti vendita, possono fare un acquisto
di base che non sempre è in linea con le specificità del singolo negozio. Come del resto è inevitabile che sia: i buyer di riferimento
non possono, evidentemente, rappresentare le esigenze di ogni punto vendita, ma devono guardare alla totalità del loro network.

Così il rischio, una volta in store, è di andare a costruire un reparto con prodotti che magari non aderiscono alle richieste del tessuto
locale. Per parte nostra, naturalmente, facciamo il possibile per ovviare a questo problema, proponendo sul negozio un mix di
prodotto che assicuri una buona profondità di gamma, e che abbia un rapporto qualità/prezzo interessante: insomma cerchiamo di offrire
una selezione di articoli che possa raggiungere una platea abbastanza eterogenea.

Restiamo sui servizi in store. Come monofornitore, recentemente avete testato in Gdo un nuovo format espositivo curato in
toto da voi.

Un’esperienza positiva? 

Sì, e che ci sta dando riscontri significativi. È vero che la presenza della concorrenza è sempre importante perché stimola a migliorarsi
costantemente. È altrettanto vero però che, da monofornitore, abbiamo l’opportunità di organizzare il reparto nella maniera
che riteniamo più idonea alla valorizzazione della nostra offerta, suddividendo la merce per gamme, colori, categorie. Al contrario,
un reparto in cui vengono riuniti più fornitori, magari con una composizione del banco più confusa, può essere più penalizzante
per il consumatore finale. Speriamo quindi che questo progetto possa proseguire, anche se, già ora, siamo soddisfatti di quanto realizzato
con le insegne: siamo infatti il primo fornitore del reparto illuminazione in grande distribuzione organizzata, sia a valore
che a volume.

Proprio in forza di questi risultati, oltre a consolidare ulteriormente le posizioni raggiunte in Italia, ci siamo resi
conto di avere la solidità, il know how, la disponibilità di gamma per accrescere la nostra presenza anche sul vecchio continente.

Su quali Paesi intendete concentrarvi?

Abbiamo in mente un progetto piuttosto articolato, che prevede di espanderci in primo
luogo in Spagna, Francia, Grecia, Germania, dove stiamo già cominciando ad entrare, per poi raggiungere, in seconda battuta,
la Polonia, Paese ponte per arrivare alle nazioni dell’Est Europa. Siamo convinti di poter far bene sui mercati esteri, anche perché
i prodotti in stile italiano, soprattutto in questi ultimi anni, sono sempre più richiesti su scala internazionale.